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Il cibo mediato, tra corpi, testi e pratiche. Per una (socio)semiotica della comunicazione alimentare

Giacomo Festi

Progetto

La comunicazione alimentare abbraccia una varietà di generi e forme di comunicazione e attraversa tutte le piattaforme mediali esistenti. Nel confrontarsi con questo campo, lo sguardo semiotico sembra aver chiaramente distinto due oggetti d’indagine, generalmente trattati separatamente:

  1. i testi, e tra questi in particolare le diverse forme del discorso pubblicitario, analizzati in continuità con una metodologia radicata, capace di far emergere le strategie di significazione e i percorsi di senso meno evidenti presenti nelle pieghe del discorso. Rispetto a questa tradizione, restano comprensibilmente vasti territori inesplorati: accanto al caso flagrante dei nuovi media (il web in particolare), anche per i media classici scarseggiano le esplorazioni relative alla comunicazione cartacea (le riviste del settore gastronomico) e alla programmazione televisiva (i canali dedicati del satellitare sono un luogo evidente di sperimentazione di nuovi format comunicativi, del tutto assenti dalla letteratura);
  2. le pratiche, intese sia come pratiche di produzione dell’oggetto culturale “piatto” (preparazione culinaria) sia come momento di consumo individuale, in cui l’accoppiamento tra corporeità e alimento decide il senso e il valere di un’esperienza gustativa. L’esperire il dispiegamento del sapore, in particolare, ha attirato l’interesse della semiotica proprio per la possibilità di esplorare vuoi le traduzioni intersensoriali possibili vuoi il portato estetico della dimensione sensoriale implicata. Anche per questo oggetto d’indagine, tuttavia, sembra possibile evidenziare delle lacune: i) a tutt’oggi non sono state ancora elaborate delle caratterizzazioni semiotiche di specifici assetti del gusto, quali una semiotica del piccante, dell’agrodolce, ecc.; ii) manca una caratterizzazione adeguata sia di pratiche relative alle professioni del campo gastronomico sia di pratiche situate di consumo.

Entrambi gli oggetti d’indagine indicati, notiamo, sono attraversati da una dimensione trasversale, quella della corporeità, e invitano a interrogare il modo in cui questa partecipa alla costituzione di effetti di senso. Sono proprio i recenti sviluppi in questo campo (cfr. Fontanille, 2004) a dischiudere nuove possibilità interpretative e a orientare questo progetto di ricerca. Ripensare alle lacune dell’approccio testualista o percorrere i territori inesplorati sul versante delle pratiche a partire dalla centralità del riferimento al corpo.




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