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foto: Matthew Runeare
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Ascoltando Wendell Berry, con il suo accento dell'America del sud e il suo sguardo intenso, è un po' come tornare a casa. Ma il 16 febbraio 2009 non potevo sentirmi più lontano dalla mia città natale, Longview, Texas, mentre Berry parlava di economia e di convivialità a Casa Artusi, il centro della cucina casalinga di Forlimpopoli.
Wendell Berry ha letto estratti da un saggio di economia e da una delle sue storie brevi. Ambientata durante la Grande Depressione americana, Berry racconta di una famiglia di agricoltori che condivide il proprio pasto con degli estranei: biscotti, melassa, cannellini, latticello e salsiccia di maiale.
Per Berry, il cibo comincia e finisce tra le mura domestiche. Al termine del suo intervento, ho chiesto a Berry cosa suggerirebbe all'amministrazione Obama per affrontare il fallimentare esito degli attuali sistemi agricoli. La risposta è stata “è molto difficile dare consigli a un governo”, quindi ha citato l'articolo “Fifty-Year Farm Bill” (New York Times , Op-Ed, 4 gennaio 2009), scritto a due mani con Wes Jackson, presidente del Land Institute di Salina, Kansas. Per Berry, l'unica soluzione possibile è una riforma agricola sul lungo termine, unita alle radici profonde come la gramigna del Land Institute . Allora gli ho chiesto se fosse deluso rispetto alle enormi sfide che fame, sicurezza alimentare, accessibilità al cibo, degrado ambientale e cambiamenti climatici ci propongono continuamente. Con una voce sicura e ottimista che rivelava la sua esperienza e conoscenza della vita, Berry mi ha risposto: “sono comunque speranzoso perchè si può sempre trovare una soluzione. Solo gli indolenti si disperano.”
Nella cappella adiacente a Casa Artusi, Berry ha trovato un punto di unione tra spiritualità e agricoltura sostenibile, in uno spazio consono: un uomo saggio in una stanza sacra. Ma invece di usare il tono di rimprovero di un pastore di qualche stato del sud, Berry ha preferito un approccio di tipo zen alla riforma agraria. Ha quindi suggerito: “aspettate di essere chiamati. Non guardate la pagliuzza che è nell'occhio del vostro fratello, senza prima accorgervi della trave che è nel vostro.”
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