Pornogastronomia: oltre la porta della cucina

 

foto: Clay Caviness

Si comincia con una estatica leccata al dito e un intenso sguardo fisso nell'obiettivo. Con un sorriso sensuale la donna sullo schermo dice: “Beh, ora è pronto per la camera da letto”. La frase, ovviamente riferita alla sua specialità, il chocolate fudge cake, è pronunciata da una delle star televisive dei fornelli, Nigella Lawson. Eppure sembra andare ben oltre il dolce. È bastata una semplice allusione alla camera da letto abbinata al sorriso ammiccante e alle labbra semichiuse per collegare cibo e sesso. E questo piccante episodio con Nigella mi è rimasto talmente impresso nella memoria da farmi interrogare su un fenomeno conosciuto nella cultura popolare alimentare come food porn, o pornogastronomia.
Digitando il termine “food porn”, si può trovare in rete una moltitudine di commenti, definizioni, spiegazioni. Alcuni ritengono che il food porn sia meglio rappresentato dalle star della cucina come Nigella Lawson, Rachael Ray, Emeril Lagasse, Giada De Laurentiis e persino Martha Stewart, indimenticata primadonna del bon ton gastronomico. Ciascuna di loro adotta tecniche diverse per relazionarsi al cibo e quindi al pubblico. Nel caso di Martha Stewart il cibo è avvolto da un alone di puritanesimo e classe: ci dice ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, mentre ci tenta con cose che non potremmo mai permetterci.
La pornografia “tradizionale” adotta la medesima tecnica (puritanesimo compreso) quando rappresenta corpi irreali contorti in posizioni sessuali irripetibili da chi le osserva. Allo stesso modo, Giada, Rachael ed Emeril giocano con il nostro desiderio di essere cuochi provetti tra le mura domestiche, in grado di cucinare pasti   stuzzicanti per amici e familiari. (Quanti di noi hanno una cucina da migliaia di dollari pur non cucinando mai?) Tornando a Nigella, lei è più esplicita, e ci invita ammiccante nella sua cucina e in un mondo sensuale dove il cibo non è che un preliminare.
Se il cuore del soft core pornogastronomico è rappresentato dalle celebrità televisive, è il cibo “spinto”, l'Extreme Food, a sostituire l'hard core, ossia l'equivalente di pelle, fruste e di scene sadomaso e fetish. È questa spazio che si collocano la pizza ricoperta di spiedini di hot dog fritti in abbondante olio, o gli hamburger Krispy Kreme (i cosiddetti “Luther”, dal nome dello scomparso cantante di rhythm & blues Luther Vandross), dove le ciambelle sostituiscono il classico panino. Questi cibi nascono come reazione alla pletora di consigli salutistici e regimi dietetici che dominano la nostra coscienza alimentare. Thisiswhyyourefat.com è uno dei siti che presentano cibi “estremi” sia per combinazione degli ingredienti che per il contenuto di grassi.
Contrapposta a questo brutale spaccato gastronomico troviamo la perfezione estetica del cibo pubblicizzato dai media commerciali. Questa è la pornogastronomia più subdola, più dilagante, e forse quella dominante, che si manifesta attraverso raffigurazioni testuali e fotografiche del cibo che vanno dal pollo perfettamente presentato e agghindato ad appiccicose torte strabordanti di cioccolato fuso.
Questo tipo di immaginario dilaga sulle copertine delle riviste di settore come Donna Hay, Bon Appetit e Gourmet, ed è adottato dalla pubblicità su carta e televisiva per attirare il pubblico al più vicino ristorante della catena Outback Steakhouse. Una memorabile campagna pubblicitaria di Marks & Spencer in Inghilterra seduce gli utenti con primi piani di piatti eroticamente provocanti, intercalati da una voce femminile fuori campo dalla erotico. Come altra pornogastronomia, anche questa rispecchia la pornografia sessuale, il cui fascino è basato sull'immagine patinata, studiata nei minimi dettagli, ma impossibile da riprodurre, e meno ancora da assaporare.
Così come nel mondo reale abbondano seni artificiali e iniezioni di collagene, la pornogastronomia fa ricorso a lacche scure e caramellatore per dare al pollo arrosto una perfetta doratura. Vorresti che, al taglio della torta, il ripieno di cioccolato trasudasse voluttuoso? Prova a sostituirlo con l'altrettanto appetibile lattice!
Da Nigella a Marks & Spencer, la pornogastronomia in tutte le sue forme stimola il nostro cervello addominale (il sistema nervoso autonomo sede dei nostri piaceri non raziocinanti). Nel suo articolo Debbie Does Salad: The Food Network at the Frontiers of Pornography (Debbie si fa… l'insalata. Rete alimentare e frontiere della pornografia) Frederick Kaufman lo ha definito “il cervello del wow!” Come nel caso della pornografia sessuale, la pornogastronomia prende ciò che è normale, naturale, e talvolta persino banale, e lo trasforma in qualcosa di eccitante, desiderabile e irraggiungibile.
La domanda allora è se sia importante che Nigella voglia avere rapporti carnali con un piatto al forno o che ci siano siti dedicati a magnificare cibi estremi, da attacco cardiaco. Forse anche il pollo perfettamente glassato e aerografato di Marks & Spencer ha un posto nella nostra vita. Ma esiste un pericolo reale nel voler creare un mondo iperrealistico, all'insegna del “wow”, dove ogni boccone è orgasmico, e dunque una percezione feticista e spettacolare del cibo. Se voltiamo le spalle al cibo vero, rischiamo di estraniarci dalla quotidianità, dalla quella sfera personale e intima che ci lega alla provenienza del cibo e alla sua importanza nella nostra vita.

 
 
 
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— Matthew Runeare