In Spagna è quasi primavera
 

foto: Taylor Cocalis

Erano bastati quattro mesi di vita in Italia perché noi studenti UNISG ci sentissimo viziati, ben presto abituati alla cultura alimentare locale, che ovunque offre una scelta incredibile di cibi e vini. Dopo aver partecipato a parecchi stage in Italia, nessuno immaginava cosa aspettarsi da quello in Spagna. A inizio marzo tutto il nostro gruppo di 24 studenti ha fatto le valigie ed è partito per il primo stage all'estero.
A Barcellona, prima tappa del viaggio, ci hanno trattato come celebrità minori mentre ci spostavamo per i mercati alimentari sparsi in tutta la città. Siamo stati accolti in sale convegni sopra le aree mercatali per incontrare i fornitori per parlare di approvvigionamento e marketing.
Mai mi era capitato di trovare una cultura mercatale tanto vivace. L'amministrazione comunale prevede, incredibilmente, che la città sia organizzata in modo tale che, ovunque ci si trovi, ci sia un mercato alimentare fresco raggiungibile a piedi in meno di 10 minuti. Solo la varietà di frutta era impressionante, anche se, con disappunto, abbiamo saputo che molti dei prodotti esposti non erano coltivati sul posto. Ci hanno assicurato però che si sta lavorando per aumentare la presenza dei prodotti locali in futuro.
Oltre ai bellissimi mercati un altro punto culminante del nostro viaggio è stata la sosta al Barcelona Reykjavik, una panetteria il cui obiettivo è “… riproporre il pane antico, recuperando gli ingredienti in natura ed evitando i lieviti industriali.”
Il panettiere ci ha dato una dimostrazione pratica in privato, nella cucina annessa alla panetteria, dove abbiamo potuto toccare e annusare le materie prime tradizionali, le sole che usa, compresa una pasta madre ricavata dal mais, piselli verdi e lievito estratto dai fiori. Il prodotto finale aveva una qualità elevatissima ed era totalmente privo dei lieviti o delle farine industriali presenti praticamente in tutti i prodotti da forno in commercio.
Dopo qualche giorno a Barcellona, ci siamo spostati in un piccolo villaggio di pescatori, Vilanova i la Geltrù, dove la prevista uscita in barca con uno dei pescatori per una lezione pratica durante le fasi di pesca è stata cancellata a causa del vento forte, che ha impedito ai pescatori del posto di uscire. Così abbiamo assistito a un'asta del pesce privata, in cui i ristoratori del posto facevano la propria offerta sul pesce catturato la mattina presto, prima che il vento si levasse. Per consentire a tutti di vederlo il pesce veniva presentato in ceste poste su un nastro trasportatore. Ogni partecipante impugnava un apparecchio digitale con cui fare la propria offerta. La stanza era in silenzio, tranne che per il fievole “beep” sul monitor ogni volta che l'offerta aumentava. Una volta aggiudicato un lotto veniva stampata una ricevuta e il pesce scorreva via sul nastro. Finita l'asta siamo stati accompagnati nel locale di preparazione degli ordini e abbiamo avuto modo di parlare con alcuni dei pescatori, mentre nelle casse qualcuno dei pesci si muoveva ancora.
Il giorno dopo ci siamo spostati in una piccola azienda agricola dove un agricoltore sui generis coltiva erbe medicinali. Camminando per le serre siamo stati invitati ad assaggiare le piante mentre il proprietario ne descriveva i singoli benefici. Una di queste piante, la stevia (Stevia Rebaudiana), si sta diffondendo come dolcificante, particolarmente presso i diabetici o con patologie derivate dal consumo di zucchero. Al contrario di altri succedanei, la stevia non ha un retrogusto acre, anche se più tardi nella giornata, quando ci è stata offerta una minestra fredda a base di stevia, non abbiamo potuto non commentare unanimamente che, se l'erba potrebbe essere un buon dolcificante, non avrebbe altrettanto successo se impiegata come ingrediente principale…
La nostra settimana in Spagna si è rivelata più interessante di quanto potessimo aspettarci. Il programma era ricco di produttori d'avanguardia, chef , e prodotti alimentari freschi che ci hanno fatto pensare alla primavera italiana. La Spagna è la meta perfetta per un edonista. È un paese popolato di gente che non ha paura di sperimentare, di tentare una strada non battuta, come testimoniato dall'approccio innnovativo e dalla passione per i prodotti alimentari buoni, puliti e giusti che abbiamo incontrato nel corso dello stage.

 
 
 
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— Meghan Shellenberg