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foto: Nomi Abeliovich
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Il tuorlo cremoso di un uovo in camicia cotto alla perfezione e adagiato su una montagnola di riso al vapore può rivelarsi un'esperienza emozionante e sorprendente, come imbattersi in un edificio dalle proporzioni perfette scoperto casualmente lungo una strada.
Gastronomia e architettura, avere di che sfamarsi e un tetto sulla testa, sono bisogni fondamentali per l'uomo. Entrambe queste discipline sono legate a un luogo e a un territorio precisi, e sono strumenti utili per meglio comprendere l'ambiente che li circonda.
Margaret Fuller, attivista per i diritti delle donne, già nell'Ottocento aveva bene espresso l'essenza della parola “casa” (il bisogno fondamentale di un luogo che offra riparo e nutrimento, e il valore aggiunto che deriva dal loro abbinamento), quando scriveva che “una casa non può essere considerata tale se il focolare non alimenta la mente oltre che il corpo”. Eppure l'unione di queste due discipline non deve essere erroneamente ridotta all'architettura interna di un ristorante o alla raffinata coreografia di una portata.
Gastronomia e architettura sono espressione di un legame comune.
Winston Churchill ha scritto “diamo forma ai nostri edifici, ed essi a noi”. Ci auto-proiettiamo sull'ambiente che ci circonda, e questo, a sua volta, riflette la nostra identità. Per dirla con Brillat-Savarin, “dimmi ciò che mangi e ti dirò chi sei”.
L'ambiente costruito, la cucina praticata, così come la cultura alimentare, formano l'identità di un luogo. Non è certo casuale dunque che questi elementi si ripetano rispecchiandosi, e così facendo si localizzino, grazie al terreno, al clima, alla topografia, alle tradizioni, alla religione, alla storia che definiscono l'architettura e la cultura alimentare di un luogo.
L'architettura è perlopiù associata all'ambiente costruito, ma secondo il teorico dell'architettura Bill Hillier si tratta solo di “un pensiero astratto applicato a una costruzione”, ovvero al tramite per esprimere un'idea, un concetto.
L'“architettura sistemica” rappresenta un modello di definizione di un sistema di componenti che assolvono la funzione spazio-temporale, in un dialogo tra oggetto e luogo che è in continua evoluzione. Questa definizione libera il concetto dell'architettura dall'edificio in quanto tale, aprendo infinite possibilità alle discipline architettoniche.
In ambito gastronomico la definizione si può applicare per considerare elementi essenziali quali il cibo, il territorio, la storia, la cultura e la tradizione come spazi metafisici di costruzione architettonica.
Goethe definì magistralmente l'architettura come “musica sospesa”. Allo stesso modo i piatti realizzati con ingredienti selezionati che sono raccolti, miscelati e modificati all'uopo, rappresentano la versione commestibile di un edificio. È un'esperienza emotiva, intellettuale e fisica che funziona come elemento costitutivo del nostro sistema biologico.
Come un ricettacolo della memoria di un tempo e un luogo, la gastronomia locale è un segno, al pari delle strutture monumentali.
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