La posta dei lettori
 

Burro e siero

Leggo sempre con piacere gli articoli contenuti nelle newsletters e in quest'ultimo numero scorrendo quello di Federica Pozzi "A casa fra gli altri", che ho trovato molto interessante nelle riflessioni proposte, mi è saltata all'occhio la seguente frase che da tecnologo alimentare mi ha fatto specie.
"...Ha scoperto il motivo per cui il burro italiano è insapore rispetto a quello irlandese: è fatto con il siero, lo scarto della produzione del formaggio che utilizza i grassi del latte. In Italia, il burro è l'ultimo prodotto tra iderivati del latte...."
Allego una scheda, scaricata dal sito di Assolatte... [mostrando che] ciò che viene prodotto con il siero è la ricotta, anche se per questo prodotto non esiste una vera regolamentazione in merito. Tutto questo non per sottolineare l'imprecisione, che penso sia stata fatta in buona fede, ma per difendere la produzione italiana.

—Elisabetta Venturini

La puntualità dei suoi commenti ci offre l'occasione di chiarire con quale intenzione era stato proposto l'articolo. Il siero non è che uno degli ingredienti impiegati nella produzione del burro, insieme, ovviamente, alla crema di latte. (L'uso del siero è autorizzato per legge dal 1983. Anche la ricotta è prodotta con siero e l'aggiunta di latte e/o panna per arricchire il prodotto, anche se la lavorazione è molto diversa.)

Nel suo articolo Federica Pozzi aveva scelto di illustrare la sua narrazione sull'alterità inserendo un inciso sul diverso valore che in Italia si da al burro rispetto all'Irlanda, e come questa diversa percezione abbia stimolato una riflessione da parte dei suoi colleghi sulla cultura alimentare di Federica. L'intenzione non era certo quella di sminuire la qualità dei prodotti alimentari italiani.


Un'altra “P” come Parma

Ho un'aggiunt per Sophie Esser e la sua passione per le “P” come Parma: Panil. Collaboro con la Shelton Brothers Importers, importatori di birra artigianale negli Stati Uniti, e il nostro unico cliente italiano è il Birrificio Torrechiara con la Panil. Producono questa ottima Sour Red (stile di origine fiamminga, che la versione Panil oggi presenta nel suo gusto più autentico). Di un gradevole colore bruno rossastro non ho potuto non pensarla abbinata alla passione (fagiano compreso) della narrazione di Sophie.

—Lauren Shepard

Grazie per aver voluto condividere questo suo suggerimento per l'elenco in “P”. Certo, Torrechiara, a breve distanza in auto da Parma, è stato punto di sosta di molti studenti dei master UNISG alla ricerca della Panil. Il birrificio era in origine una cantina, e alcuni dei loro saperi enoici emergono nei prodotti più “sperimentali” come la loro birra “barricata”, o un'altra in cui viene aggiunta uva pigiata al mosto di malto durante la fermentazione.

 

 

 

 
 
www.unisg.it

Le lettere dei lettori possono essere state adattate per ragioni di chiarezza o lunghezza.