Cibo e musica: un métissage di gusti
 

Cibo e musica ci aiutano a comprendere il mondo in cui viviamo. Considerati singolarmente, rispondono a una serie di ambiti emotivi impensabili per altre necessità umane o discipline artistiche. Le playlist di un iPod, ad esempio, sono la nostra personale compilation per certi stati d'animo o sensazioni. Credo di non aver mai ascoltato Janis Joplin in palestra o le Bananarama nella vasca da bagno.
Nella nostra vita musica e cibo hanno un proprio tempo e un proprio luogo: antologie romantiche personalizzate quando si è innamorati; brodo quando si è malati. Stesi sull'erba, ascoltiamo Leonard Cohen. Se beviamo, ci scateniamo con Britney e forse (è solo un'ipotesi) ci fermiamo anche a mangiare un hamburger rientrando a casa perchè è la sola cosa che si riesce a buttar giù quando si ha bevuto, magari cercando di ricordare le parole di “Womanizer”.
L'acutissimo critico gastronomico AA Gill ha recentemente scritto del ruolo del cibo nei momenti di dolore: “Il cibo è strettamente legato alla morte, come altre tappe fondamentali della nostra vita. Esso è, per sua natura, simbolico e metafisico. I defunti sono aldilà del soccorso e dell'ospitalità. Per questo li ricordiamo mangiando”.
L'interpretazione del cibo associato al lutto presentata da Gill mi ha fatto pensare alla veglia dei defunti irlandese e a come, durante questo rito, cibo e musica siano uniti da un intenso legame.
In Irlanda la veglia funebre consente a famigliari e amici del defunto di abbandonarsi emotivamente (cosa che gli irlandesi sono spesso accusati di non fare). Le case dove si svolge il rito diventano il luogo di riunioni animate da storie, canzoni e tramezzini, il tradizionale porter cake e bicchieri di Jameson, strette di mano e pacche sulle spalle. Con la veglia si celebra una vita vissuta, non la commemorazione di una vita perduta. Cibo e canti uniscono e consolano. Si tratta di entità tangibili in un momento di sofferenza, che aiutano a darci la forza di continuare.
Cibo e musica abbinate diventano efficaci complici emotivi, in grado di farci comprendere più a fondo la storia e il mondo che ci circonda. Nel libretto de La Bohème di Puccini, i riferimenti al cibo e alle bevande sono frequentissimi. È così emozionante decifrare il significato culturale di cibi che erano venduti per le strade della Parigi del 1890 e ascoltare gli ambulanti mentre ne cantano i nomi: aranci, datteri, latte di cocco e caramelle! Il libretto dell'opera fu scritto alla fine del diciannovesimo secolo, all'apice dell'imperialismo francese, quando cibi come lo zucchero e gli agrumi abbondavano, arrivando dalle colonie. Eppure ne La Bohème la baldoria che accompagna il consumo di questi cibi è breve e il pathos che pervade l'ultimo atto è come un profetico riferimento alla caduta dell'impero francese che sarebbe avvenuta quarant'anni più tardi. Con la perdita delle colonie la Francia perse anche l'accesso ai cibi esotici che dilagavano a Parigi in quell'epoca.
Un altro métissage di cibo e musica avviene durante la preparazione dei piatti, con i toni e le scale che la caratterizzano durante le varie fasi: sminuzzare, affettare, bollire, pestare, sbattere, tritare, rompere. La musica culinaria ha un suo proprio incedere. Ogni passo richiede un'orchestrazione attenta per non disturbare l'armonia del pezzo – o piatto – finale.
L'analogia musicale si estende alla degustazione. Brillat-Savarin ha scritto che la percezione dei sapori e degli aromi in finale di bocca rappresenta l'equivalente enarmonico del vero gusto del cibo. In sostanza, gusto e retrogusto sono legati tanto strettamente da non poter essere considerati singolarmente.
Sia il cibo che la musica sono da sempre destinati a cambiare. Ciò che un tempo era popolare può diventare tradizionale; ciò che era nouvelle può diventare passée . Engelbert Humperdinck sta al set per fonduta della mia collezione di CD come il mio set per fonduta della mia cucina sta a Engelbert Humperdinck. E in genere debuttano insieme.
Siamo ciò che mangiamo e la musica che ascoltiamo. Sono parte di noi. Sono i nostri valori, il nostro gusto, la nostra storia, il nostro presente, il nostro futuro.
Insomma: diventano noi e ciò che siamo.

 
 
 
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— Katie Phelan