Alla ricerca della sostenibilità di pesci
 
foto: Gennaro Fusco

Sono trascorsi più di tre anni ormai da quanto i paesi europei del Mediterraneo hanno firmato il nuovo regolamento sulla pesca eco-sostenibile. Eppure, il primo giugno, giorno in cui il regolamento è entrato in vigore, sembra che molti tra pescatori, ristoratori e gourmet siano caduti dalle nuvole.
Nel 2006, il Consiglio dell’Unione Europea ha scelto di adottare un nuovo regolamento allo scopo di promuovere stili di pesca più sostenibili e rispettosi della biodiversità e biodisponibilità marina del Mediterraneo, danneggiata di un buon 50% .  Le nuove norme riguardano, tra le altre cose, la distanza minima dalla costa e la profondità minima del fondale, la dimensione minima delle maglie delle reti, degli ami e di altri strumenti di pesca, e non ultimo la minima taglia dei pesci pescati a seconda della specie.  Oltre a queste norme, ciascuno dei sette paesi firmatari (Spagna, Francia, Malta, Italia, Cipro, Grecia e Slovenia) dovrà redigere un piano di gestione nazionale per la pesca nelle acque territoriali, in conformità alle proprie situazioni particolari.
L’Italia, come la maggior parte dei paesi membri, non è riuscita negli scorsi tre anni ad adottare il regolamento in maniera graduale ed omogenea, trovandosi ora in una spiacevole situazione per vari motivi. Innanzitutto, perché la pesca italiana è costituita per la maggior parte da piccole imbarcazioni che non si allontanano dalla costa e pescano le specie più disparate a seconda dei mezzi a disposizione, in molti casi eco-incompatibili oltre che difficili da monitorare alla luce delle nuove regole. Inoltre, per molti pescatori e pure molti ristoratori delle zone costiere, questo tipo di pesca costituisce la principale fonte di reddito. Un ultimo ostacolo è poi costituito dalle molte persone che hanno protestato in ragione di un autoproclamato diritto a pescare, vendere e consumare le nuove specie messe al bando come si è sempre fatto da secoli a questa parte. Un  celebre oppositore delle nuove norme è il proprietario dell’Harry’s Bar di Venezia, Arrigo Cipriani, il quale non tollera di non poter più servire il suo celeberrimo e tradizionale piatto a base di seppia.  Ma non è l’unico a lamentarsi: con lui ci sono gli abitudinari di Ostia Lido amanti degli spaghetti con le telline come quelli che mangiavano le star della Dolce Vita; gli avventurieri delle paranze che vogliono mangiarsi in loco, fritti, i frutti del loro e del lavoro dei pescatori; ed infine i pescatori stessi, i quali si sentono fortemente penalizzati dal nuovo regolamento.
La domanda è, quindi: Chi ha ragione? Da un lato, l’Unione Europea insieme a schiere di ambientalisti sottolineano l’importanza di un’immediata adozione delle nuove norme per evitare perdite senza rimedio nella biodiversità marina. Con loro, si sono schierati anche molti food bloggers, che hanno postato un banner a sostegno delle nuove norme con in aggiunta anche molti suggerimenti per scegliere e preparare specie di pesce stagionali e neglette. Dall’altro lato, tuttavia, ci sono molti altri amanti del buon cibo che non hanno la minima intenzione di rinunciare ai loro piatti di pesce preferiti, alleati con molti ristoratori che lamentano perdite di denaro e clientela, e con molti pescatori che protestano contro quelle che considerano delle restrizioni ingiustificate.
Alla fine, comunque, la soluzione per una maggior sostenibilità pare essere una sola: il rispetto dei limiti imposti dal Consiglio dell’Unione Europea. Tecniche di pesca tradizionali e piatti di pesce fatti con i frutti di questa pesca erano accettabili ed eco-sostenibili perché in passato  la domanda di mercato e gli stili di vita lo permettevano. Ora è arrivato il momento di imparare ad usare altre specie, ugualmente buone, e di creare nuove tendenze e abitudini.  È quello che stanno facendo molti celebri cuochi nei loro ristoranti di tutt’Italia. Ma per aver successo, questo non basta, è necessaria una collaborazione tra le parti: solo lavorando insieme, pescatori, cuochi e consumatori, possono creare un nuovo circolo virtuoso ed insieme edonistico.


immagine: La Reppublica

 
   
 
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— Valeria Necchio