Un taco (di insetti) sostenibile
 
foto: Cristiano Oliveira

L'entomofagia, la pratica di cibarsi di insetti , è stata storicamente documentata nella cultura messicana pre-ispanica. Ciò grazie a Frate Bernardino de Sahagun, un missionario francescano spagnolo che fece ricerche etnografiche sulla cultura Azteca redigendo l'opera nota come il Codice Fiorentino.
Frate Bernardino descrisse 96 specie di quel tempo, ora fino a 504 specie sono state documentate nelle regioni del sud-est, del nord e del Messico centrale.
L'incredibile varietà di creature fu incorporata all'interno di una dieta costituita prevalentemente da granoturco, fagioli e zucchini.
Parte di questa pratica continua anche oggi in una varietà di deliziose ricette nelle quali uova di formiche, vermi e cavallette sono gli ingredienti principali.
A Tepic, Nayarit e Ixmiquilpan, i locali mangiano larve volanti anche conosciute come "gusanos del queso". Il formaggio è racchiuso in una foglia di banano e lasciato riposare per quattro o cinque giorni, permettendo alle larve di rompere l'uovo e poter essere mangiate.
Questi minuscoli esseri sono inoltre consumati per scopi medicinali, come analgesici per malattie respiratorie, per favorire la circolazione e per curare disturbi digestivi.
Un intenso corso che abbiamo recentemente completato all'UNISG, "Food, Sustainability and the Environment", ha risvegliato il mio interesse per l'insect-eating messicano.
Le escamoles (larve di formiche anche conosciute come caviale messicano, visualizzato nella foto) e le chapulines (cavallette o locuste) si facevano spazio nel mio ideale gastronomico.
In maniera ancora più interessante si andava formando lentamente una rete di connessioni: la relazione tra la cultura messicana, la tradizione di mangiare insetti e la sostenibilità.
Nutrizionalmente parlando, gli insetti possono contenere due volte le proteine che contiene la carne di manzo. Lo stesso discorso vale per minerali, vitamine e grassi.
Oltretutto, fare crescere insetti è molto più produttivo che allevare bestiame.
Se dieci libbre di mangime vanno nella produzione di una libbra di carne di manzo, la stessa quantità può produrre quattro volte tanto in insetti.
Gli insetti sono più efficienti nella conversione di biomassa in proteine e si riproducono più velocemente. In generale, essi rappresentano una migliore fonte di proteine e utilizzano meno bio-energia (risorse naturali come acqua, cibo e spazio).
Arturo Ezquerro, il proprietario di Integral, uno spazio multidisciplinare per progetti indipendenti a Città del Messico, ha colto quest'idea di sostenibilità sviluppandola ulteriormente: " Si dovrebbe inserire la carne di insetto come qualsiasi altra carne presente nei supermercati. Ritengo che se la carne di insetto fosse prodotta come il tofu o preparata in forme diverse (farina per tortillas o mescolata in qualche maniera nelle barrette di cereali) allora le persone sarebbero più propense a consumarla e la terra sarebbe un posto migliore".
Purtroppo il progetto di Ezquerro si è rivelato essere un lavoro molto intenso, costoso e non ancora praticabile su larga scala.
Tuttavia, ciò che ricaviamo da questa lezione è come la tradizione messicana di mangiare insetti, originaria dell'epoca pre-ispanica, potrebbe essere rivoluzionata e offrire una possibile alternativa alimentare in un era di allarmante impoverimento di risorse

 
   
 
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—Nanae Watabe