Il manifesto alimentare di un genitore
 

foto: Jiftach Ben-Dov

Recentemente sono andato in vacanza nei Caraibi con mia moglie e nostra figlia di due anni. La struttura era piuttosto grande e ospitava famiglie provenienti da molti paesi diversi. A volte si mangiava a buffet nel salone e, mentre rincorrevo mia figlia tra i tavoli, lo studente di cultura alimentare che è in me cercava di indovinare l'origine degli altri ospiti dal contenuto dei loro piatti e, se l'abbinamento era abbastanza ovvio, specie a colazione, non ho potuto fare a meno di constatare un modello allarmante. Secondo la loro origine e cultura, gli adulti sceglievano cibi diversi, mentre tutti i bambini, da qualunque paese provenissero, si orientavano su un alimento dell'“indigesta triade” composta da hamburger, hot dog e pizza, unito all'immancabile contorno di patatine fritte o pasta. Il buffet offriva sempre un'ampia varietà di cibi freschi, ma i bambini non sembravano interessati, né i loro genitori li indirizzavano verso scelte diverse. Noi a volte dovevamo combattere con la nostra piccina perché provasse il pesce o qualche altro cibo più salutare delle più allettanti patatine. Per noi era importante e gli sguardi che ci venivano rivolti dagli altri tavoli non modificavano la nostra fermezza.

Non è certo l'hotel a dover essere ritenuto responsabile perché pur adeguandosi alle preferenze della clientela offre loro un'alternativa alimentare. La responsabilità di indirizzare e decidere, come quella di insistere, è dei genitori e sono situazioni come questa che ci fanno pensare alla nostra società e alle conseguenze culturali e fisiche delle nostre scelte. La gente può obiettare che in vacanza si deve concedere ai bambini di fare ciò che vogliono, ma qual è la ragione per cui ciò che vogliono è mangiare hamburger invece che frutta fresca tropicale? La cultura alimentare industriale è forse talmente schiacciante da non farci neppure capire che esiste un'alternativa? Siamo così alienati dal nostro cibo e dalle sue origini? E soprattutto: cosa possiamo concretamente fare in proposito?

Qui in Unisg studiamo i vari aspetti della nostra cultura alimentare. Facciamo molte domande e a volte abbiamo difficoltà a trovare risposte che siano esaustive, facili o assolute. Alcune sembrano luoghi comuni, ma è chiaro che il cambiamento deve avvenire a livello individuale. Alla base c'è il nostro sistema di valori e l'odierna società occidentale ci consente di sceglierli, seguirli e persino cambiare le opinioni altrui. Nell'universo alimentare della produzione industriale i cibi sono sempre più lontani dalla loro origine, come è sempre più grande il divario tra gli individui che se ne occupano e noi, “i consumatori” per dirla con gli uomini di marketing. Il primo passo potrebbe essere cominciare a considerarci semplicemente degli esseri umani con necessità sia collettive che individuali. La ragione per cui ci affidiamo ai marchi è perché non conosciamo le persone che fanno il prodotto. L'acquisto diretto e locale è un buon punto di partenza. Dialogare con chi produce e imparare a conoscere i prodotti ci può aiutare a operare delle scelte fondate sui valori umani più che sulle campagne pubblicitarie che su tutto si concentrano tranne che sul prodotto. Possiamo migliorare la nostra capacità di riconoscere la qualità e informarci su cosa acquistiamo dialogando e imparando attraverso lo scambio. Si tratta del primo passo verso la rivendicazione delle nostre fonti alimentari.

Un altro aspetto importante di questo processo di recupero è la casa . Non è necessario essere un cuoco provetto per cucinare in casa e gustare il “nostro” cibo. Se gli ingredienti sono di qualità richiedono una lavorazione minima per diventare piatti gustosi. Abbiamo dimenticato quanto sia semplice produrre in casa marmellate, tomini freschi e pane, la cui preparazione diventa un'occasione di divertimento per tutta la famiglia e un'esperienza educativa per i bambini. Cambiando il tempo dedicato ad alimentarci in tempo dedicato a socializzare (e non solo il tempo per ricaricarsi) miglioreremo le nostre abitudini alimentari e sociali.

I nostri figli imparano da noi come comportarsi, e ciò vale per il cibo come per qualsiasi altra cosa. Se a casa perdono il contatto con il cibo succederà anche fuori casa e mangeranno qualsiasi prodotto proposto loro dai media. Siamo ciò che mangiamo e se i nostri figli assumeranno cibi buoni e sani, apprezzando l'amore e la cura che gli si dedica, faranno tesoro del tempo trascorso cucinando e mangiando tutti insieme. E la prossima volta che andranno in vacanza con la famiglia, forse, non degneranno di uno sguardo l'“indigesta triade” presente nel buffet.

 
 
 
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— Jiftach Ben-Dov