La città a ciclo continuo
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QuQuest'autunno ho lasciato Colorno e la sua vita tranquilla per iniziare il mio tirocino a New York, una città a pieno ritmo e tutta energia. Non posso negare di aver sognato questa nuova dimensione, sentirmi di nuovo al centro delle cose e rimettermi in gioco a livello professionale. Allo stesso tempo però, devo ammettere che porto con me qualche lezione appresa durante il soggiorno nella bucolica Colorno, un luogo che altrimenti non reggerebbe al confronto con New York. Parlo di prendersi cura del vicinato, della comunità, e della mia stessa vita, un'idea che dovrebbe essere centrale eppure è spesso dimenticata qui in città. Un esempio? L'approccio al riciclaggio. Colorno ha un sistema di regolamentazione della raccolta rifiuti molto preciso: la carta viene prelevata ogni due settimane, la plastica una volta la settimana, l'umido e altra immondizia bisettimanalmente. Il comune distribuisce sacchi di diversi colori per le diverse raccolte. Dapprima il sistema sembrava poco pratico e noioso, ma non appena è diventato un'operazione regolare si è trasformato in un'abitudine virtuosa in molti sensi. Vivendo a New York e operando nel settore ristorazione, al di fuori della mia abitazione sono sempre alle prese con una mole di rifiuti. Incredibilmente la raccolta differenziata e/o il riciclaggio non sono applicati o incoraggiati né a livello domestico nè in ambito lavorativo. La gente sembra pensare che sia qualcun'altro a occuparsene, forse qualcuno alle dipendenze dell'amministrazione cittadina. Contesto il fatto di buttar via così tanto cibo ogni giorno come quello di buttare tutti i materiali riciclabili in un solo cassonetto, e il mio senso di colpa, unito alla mia curiosità, mi ha spinto a indagare sul sistema adottato a New York. Pare che i residenti debbano raccogliere i materiali riciclabili in sacchi blu, in distribuzione gratuita dall'amministrazione. Se ne ho mai visto uno? No. Il mio padrone di casa mi ha mai informato in proposito? No. La situazione mi ha ricordato il periodo trascorso a Colorno. Ogni volta che, con le mie coinquiline, portavamo fuori l'immondizia per la raccolta, una vicina che abitava sotto di noi la controllava per essere certa che avessimo differenziato secondo le regole. E non era la sola a tenere “le straniere” sotto controllo. A volte vedevamo vecchiette sporgersi dalle finestre dall'altra parte della strada e urlare qualcosa in italiano nella nostra direzione. Sapevamo bene che ci stavano rimproverando e non lodando amabilmente, perché avevamo spesso cassonetti strabordanti di carta oppure stavamo infilando qualcosa nei sacchi sbagliati. Solo ora apprezzo appieno il tempo trascorso a Colorno. New York: la città che non dorme mai. Lo slogan si riferisce ai ristoranti e ai negozi, aperti 24 ore su 24, ma anche all'altissima densità della popolazione. Il risultato è una quantità di rifiuti ovviamente impossibile da paragonare con quella di Colorno. Se però un centro urbano piccolo come Colorno segue un'etica tanto rigorosa rispetto al vicinato e all'ambiente, perché allora non può farlo una città tanto più grande sotto molti punti di vista? Forse che la vita cittadina è troppo veloce per noi da preoccuparci o interessarci di una faccenda apparentemente tanto banale? Esiste però una contraddizione di termini tra grande e piccolo: ciò che è piccolo può di fatto essere talmente enorme da contagiare l'intera comunità, l'ambiente e le nostre stesse vite. Indubbiamente, New York ha migliorato l'igiene pubblica, ma educare i propri cittadini a cambiare le abitudini più elementari sembra essere impensabile. Sono contenta per il tempo trascorso a Colorno e di essere diventata un po' più romantica e sensibile per ciò che può sembrare di poco conto o fastidioso. In fin dei conti questo è il senso civico del vivere metropolitano. |
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— Lucia Cho |