Alla ricerca di una buona tazza di tè
 
illustrazione: Karynne Ledger

Parigi: 16:10 - Sala da tè Fuchson

"Dov'è la bustina di tè?"

Una domanda semplice.

"Solamente dove si trova la bustina di tè?"

Eravamo seduti fuori, in un cortiletto molto tranquillo, tra le piante e più lontano possibile dall’interno del locale caratterizzato da flashback anni ’80 e decori rosa shocking stile Paris Hilton. E’ un bistrot abbastanza lontano dal via vai della folla tipica del sabato pomeriggio, dei turisti, dei bambini iperattivi, dei genitori e degli amanti della buona cucina.

Venti minuti prima, dopo essere stati scrutati a lungo da tre camerieri annoiati, finalmente ci è stato portato un menù. Purtroppo, i miei sospetti negativi sono stati confermati: solamente cinque tipi di tè originali, sorprendente per la sala da tè di un negozio che si vanta di avere in vendita almeno 100 varietà. Il mio compagno era visibilmente mortificato: questo non era il Fuchson dove si era recato circa dieci anni prima e che ricordava. Non ci hanno dato un libro con la storia di ciascuno dei tè e un timer per calcolare il tempo di macerazione. Dieci anni più tardi eravamo in attesa che una cameriera ci portasse un sacchetto di tè qualunque, chiedendoci come poteva dimenticare il tè in un negozio di tè!

Cambio di luogo.

Pollenzo, Italia: 15:14

"Se non avete bicchieri di plastica, va bene così. Lo bevo qui."

E 'stato un po' frustrante guardare la cameriera frugare in un armadio a muro pieno di cianfrusaglie alla ricerca di un bicchiere di plastica per il mio tè “da asporto”. Forse l’ho colta impreparata perchè il più delle volte ai gestori dei bar sembra di cattivo gusto servire le bevande in bicchieri di plastica. Amo questo aspetto dell’Italia. C'è poco di meglio di un infuso bevuto caldo in una tazza di ceramica.

Mentre sono al bancone e cerco di dire alla cameriera che berrò il tè al tavolo, un altro cliente mi aiuta con la traduzione. Dopo un paio di telefonate, alcuni avanti e indietro, siamo tutti d'accordo. La cameriera mostra orgogliosa un thermos vecchio stile. La ringrazio, chiedendo fra me e me se ha intenzione di addebitarmi un extra. Forse pensa che sto andando a sedermi fuori in uno dei tavoli nel cortile dell’Università. Ne ho la conferma quando alza un cucchiaio di metallo e chiede se ne ho bisogno di uno per lo zucchero. Mi sento come se stessi andando a fare un picnic.

Versa il tè. Intanto l'altro cliente se n’è andato ed io non ho più un interprete.
Ho pagato due euro per questo privilegio, e mentre torno in classe con il mio nuovo thermos, penso a quanto è meravigliosa la vita semplicemente grazie ad una tazza di tè ben preparato.

 
   
 
www.unisg.it
—Karynne Ledger