Slow + Design
 



La tavola è apparecchiata con una deliziosa prima colazione: uova di gallina ruspante nutrita solamente con mangimi biologici, pane a lievitazione naturale di un panettiere locale ed appartenente al circuito del commercio equo solidale, il caffè prodotto in modo sostenibile. Il tavolo, però, è un po' malandato. Dopo solo tre anni è già avvallato nella zona centrale ed il rivestimento in laminato è scheggiato sul bordo, lasciando visibili i trucioli di legno compressi che riempiono il piano d’appoggio. Non è mai stato destinato a durare a lungo. Presto sarà sostituito da un altro tavolo che viene venduto, appiattito in una scatola, da un negozio di mobili gigante, blu e giallo, in periferia della città.
Le stesse tematiche che interessano il nostro sistema alimentare possono essere applicate a tutti gli oggetti della nostra vita. Armadi e posate, borse e spazzole per capelli: sono quasi tutti prodotti in paesi dove i lavoratori hanno bassi salari, i diritti del lavoro sono praticamente assenti e le aziende sfornano grandi volumi di prodotti standardizzati. La qualità delle materie prime è in rapido declino, e di conseguenza anche quella degli oggetti stessi, e l’esperienza, il “saper fare” si perde adottando metodi di produzione che privilegiano la qualità e il risparmio economico.
L’industrial designer Ezio Manzini crede che questo si sia verificato a causa di un problema di definizione del concetto di benessere. Se la nostra salute e felicità dipendono dalla libertà di acquistare beni materiali, tali beni saranno prodotti più velocemente cercando metodologie più economiche che vanno però a trascurare il principio di sostenibilità. I prodotti a buon mercato si deteriorano velocemente e ciò spinge i consumatori a sostituirli con le nuove versioni, incrementando sempre più il degrado ambientale. Nella società consumistica attuale, non dobbiamo più aspettarci che i nostri oggetti siano progettati per durare.
Manzini fa parte di quella schiera di progettisti che credono che il mondo del design può imparare dai successi di Slow Food. Un ruolo importante ha giocato il simposio del 2006 tra l'Università di Scienze Gastronomiche e le diverse università italiane di design durante il quale si sono studiati i modi in cui si può applicare la filosofia slow alla progettazione di oggetti. L’incontro ha sollevato molte domande: “Come possono i designers favorire la ricerca della qualità? I progettisti possono creare una nuova definizione di benessere che non si basi su un ciclo di consumo continuo? Ha inoltre prodotto il manifesto Slow + Design che offre soluzioni concrete, come l'uso sostenibile dei materiali disponibili localmente, e il rispetto per l'artigianato locale. Soprattutto invita a creare oggetti che durino tutta una vita.
Claudy Jongstra, designer tessile olandese, è così convinta nell’importanza di una produzione sostenibile che possiede un proprio gregge di pecore Drethe Heath in modo tale da poter contare per i suoi lavori su materie prime di migliore qualità e salvare dall’estinzione questa specie ovina. Jongstra utilizza coloranti naturali, fatti con l’iperico, la robbia, e la calendula africana (erbe che lei stessa coltiva). I tessuti che utilizza per fare vestiti, rivestimenti murali e tappeti sono unici: lana cotta arricchita con fibre di seta o di organza. Il risultato è una creazione estetica che non trascura la naturalità.
Troppo spesso i designers sacrificano la bellezza per la sostenibilità, o viceversa. Slow Food, invece, credendo nel  "piacere della tavola", propone un miglioramento della vita, piuttosto che un sacrificio. La bellezza consiste nella progettazione di ciò che buono, pulito e giusto. Credendo quindi che gli oggetti possono essere esteticamente belli, sostenibili ed etici, Slow + Design ci offre la possibilità di disegnare i nostri piaceri della tavola partendo dalla stessa tavola, dal cibo che viene servito.

Brikolor

 
   
 
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—Suzie Hoban