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foto: Casey Milligan

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Mi era stato detto che all’Università di Scienze Gastronomiche mi avrebbe atteso una “didattica esperienziale”, cosa che mi aveva lasciato, in quanto futuro studente, con una certa curiosità.
Nei miei primi cinque mesi del Master in Food Culture and Communications, la didattica esperienziale si è lentamente rivelata attraverso le varie lezioni che abbiamo fatto dentro e fuori le aule di Pollenzo.
Durante le lezioni di Food Geography, il professore Colin Sage ci ha mostrato gli effetti dannosi dell’attuale consumo di carne nel mondo. “Incontra la tua carne”, un’ipotetica campagna di marketing mirata ad abbassare il consumo di carne negli Stati Uniti, fu il nostro primo compito a casa. Abbiamo ipotizzato che attraverso visite alle fattorie e dimostrazioni di macellazione i giovani fossero diventati più coscienti di quello che mangiavano e avessero iniziato a chiedersi quanto essi consumavano.
Pur essendo fiducioso nel lavoro che stavamo facendo, non ero preparato a rendermi conto che sarei stato soggetto di un test di questa campagna teorica.
Oltre alle lezioni e ai viaggi di studio, l’esperienza all’UNISG pone molti di noi in un luogo straniero insieme a studenti provenienti da ogni parte del mondo.
Insieme alla competenza dei nostri docenti e dei produttori che incontriamo, questa diversità si rivela in modi più inusuali, ma principalmente a tavola.
Il tavolo è la nostra seconda aula di lezione, in cui viene spezzato il pane e condivisa la conoscenza.
Una settimana dopo il lavoro “Incontra la tua carne”, con alcuni compagni abbiamo deciso di affittare un’auto e andare in montagna. Sulla via del ritorno abbiamo incontrato un pescatore di trote che aveva allegramente catturato la nostra cena. La spontaneità del momento non mi fece pensare al fatto se tra di noi ci fosse stato qualcuno o meno in grado di pulire, sviscerare e sezionare il pesce. Così quella sera, seguendo la guida del mio nuovo compagno di alloggio, mi sono addentrato in un territorio a me nuovo mentre espletavo i miei nuovi compiti.
Questa era la mia prima volta in un incontro faccia a faccia con il mio pasto, ma non certamente l’ultima.
Oltre a 500 ore trascorse in classe, i programmi UNISG prevedono diversi viaggi didattici tematici e territoriali. Entro la fine dell’anno accademico, la mia classe avrà visitato 4 regioni italiane e 3 regioni in altrettante nazioni europee. Durante questi viaggi noi veniamo formalmente iniziati alla conoscenza degli animali e delle persone che li allevano. Visitando fattorie e produttori di dimensioni piccole e grandi, abbiamo avuto modo di conoscere diverse tecniche di allevamento e produzione di carne. Vicino a Dijon, in Francia, abbiamo visitato una fattoria a conduzione familiare dove abbiamo trascorso un po’ di tempo fuori con i maiali prima di poterli gustare nei nostri piatti.
Quando abbiamo iniziato in classe con il professor Sage si è poi evoluto in ulteriori lezioni lungo il fiume Po in Piemonte e in una fattoria in Francia. Durante i nostri studi all’Università di Pollenzo alcuni possono imparare la tecnica di arrotare le r mentre altri quella di affumicare un emu in una botte di legno francese. A Pollenzo le idee vengono formulate in classe, mentre fuori le mura la teoria si trasforma in applicazione, l’intangibile in materiale e le nostre parole in azione. |